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La voce del cuore

17 marzo 2005

 

Per uniformare la mente al cuore occorre stabilire chi comanda. E cioè rendersi conto che solo apparentemente si è liberi di decidere perché ogni iniziativa che si intraprende è dettata dal cuore. È imposta dal cuore che col suo essere collegato con i piani della coscienza superiore delinea il piano che la mente elabora.

 

La mente (e se vogliamo l’uomo che è identificato nella sua mente e che non sa ancora scindere l’uso della stessa con ciò che egli è in quanto coscienza che esplora per apprendere), fissata nei suoi obbiettivi terreni e pertanto strutturalmente predisposta ad agire seguendo linee logiche e coerenti che le derivano da quanto ha incamerato a livello di conoscenza, spazia in un ordine di cose che riguardano la relatività fisico materiale e speculativa concettuale. Sempre tenendo conto che tutto ciò che sa è perché lo conosce.

 

La prerogativa della decisione che l’uomo pensa di possedere seguendo un ragionamento anche logico e lineare è vera, quindi, fino ad un certo punto. Inizia infatti dal punto in cui le cose sono state impostate per far sì che l’azione si possa svolgere entro certi limiti: di opportunità e convenienza; opportunità e convenienza che riguardano il cuore.

 

L’organo pensante che il cuore è appartiene all’uomo metafisico, ultraterreno e coerente coi principi che regolano e reggono la globalità e non l’individualismo.

 

L’uso della mente, e quindi l’uomo che opera entro i limiti della sua fisicità e lo fa attraverso questo potente strumento che gli consente di attuare ciò che è nell’intenzione, è l’esercizio per cui l’uomo è sulla Terra. Per capire e concepire che la mente può essere adoperata per fini speculativi o realizzativi.

La realtà è una realizzazione della mente. È una sua elaborazione articolata che si intreccia con quelle altrui stabilendo validi e duraturi contatti nell’ambito di un processo naturale che permette l’uso di un “materiale” informe sempre a disposizione per realizzare progetti e protocolli in via di sviluppo fisico e molecolare.

Detto materiale è come l’essenza di tutte le cose; nel senso che ogni cosa lo possiede per potere essere ciò che è. Ogni cosa per esistere nel piano della manifestazione fisica ha necessità di essere pensata e quindi attuata. La natura fa questo. La natura pensa sul da farsi e lo realizza. Pensa attraverso il suo cuore che la fa agire in linea con il processo evolutivo generale di cui la Terra fa parte.

Nella natura non c’è una mente che dice io voglio, bensì l’io sono che agisce in coerenza con ciò che sente perché riesce bene a percepire i messaggi che il divino amore trasmette. La natura ha i suoi sensori ben aperti e ricettivi.

 

Anche l’uomo possiede questa qualità, ma non la usa. Non la sa usare. Ha dimenticato come si fa proprio perché, esercitandosi ad usare lo strumento realizzativo che la mente è, ha finito per identificarvisi restando invischiato nel potere della mente stessa. Perdendo così il contatto con il cuore, con il suo cuore.

Cuore che comunque opera ed agisce imponendo in definitiva i limiti entro i quali l’uomo-mente può agire.

 

Stabilire da parte dell’uomo un contatto reale con il suo cuore è lo scopo di un passaggio evolutivo che a livello collettivo porta la specie all’esercizio dell’uso della mente in maniera superiore, più complessa in apparenza ma molto più semplice nella qualità se si seguono gli indirizzi e le condizioni che permettono di transitare nei reami più alti della coscienza

 

La voce interiore, la voce del cuore, non è metafora. E nemmeno solo grande intuizione anche continua che spinge ad agire in un certo modo, è proprio una voce vera e reale che da dentro parla a chi sa ascoltare. E quando parla lo fa perché ci sono le basi che permettono all’uomo di accedere pian piano in una parte più profonda di sé.

 

La convinzione della voce inascoltata le cui parole non vengono mai percepite riguarda la credenza. Quando la voce parla si sente eccome. Lascia una traccia indelebile perché, riferimento continuo in quanto esperienza vissuta, apre il canale dell’ascolto senziente con una coscienza che si adegua ed accetta ciò che sta sperimentando in maniera diretta.

 

Certamente non è facile stabilire questo contatto. E non perché la voce abbia difficoltà alcuna a farsi sentire, semplicemente perché deve esserci uno scopo.

Propedeutica per un innalzamento della coscienza, corrisponde ad una iniziazione diretta sul piano invisibile dove l’accesso è riservato a chi è in grado di comprendere, prendere ed agire.

 

Tutto ciò che in questo modo viene traslato sul piano fisico ha scopo per la collettività; il beneficiario non è solo il diretto interessato.

 

Venire contatti dalla voce è un input che trasforma: rende evidente una esistenza ultraterrena ed apre la porta dell’aldilà.

Aldilà dal fisico non c’è un mondo delle aspettative, ma una realtà concreta che bisogna saper approcciare.

 

Affidarsi ad altri per aprire la porta del proprio cuore è un vivere da morti. È vita parziale ed infatti si vive, ed in qualche modo, nel solo piano fisico.

 

Il cuore è un grosso centro di manifestazione della vita. Appartiene alla coscienza solare e, attivato, pone l’uomo al centro della sua vita pronto ad affrontare ciò che la sua coscienza superiore, ben per questo maturata, gli consente di considerare.

 

Uniformare la mente al cuore diventa una conseguenza legittima e necessaria anche perché la mente si adegua alla nuova condizione che l’uomo raggiunge. In automatico si placa e diventa veramente lo strumento che consente all’uomo di spaziare a suo piacere dove il progetto generale in cui è inserito lo conduce. Perché non bisogna dimenticare che i fini sono diversi. La finalità egoica viene abbandonata perché attraverso il cuore si raggiunge l’approccio con la datività per sperimentarla e viverla.

 

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