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Linea di condotta

23 febbraio 2005

 

L’allineamento delle coscienze verso la nuova realtà in procinto d’essere traccia una linea di condotta.

Sempre più individui si rendono conto di essere nell’attesa che qualcosa di nuovo ristabilizzi il loro essere tramutando le aspettative in certezze.

La certezza di un cambiamento produce il cambiamento. Si diventa consapevoli di far parte anche di una realtà galattica con la quale bisogna interagire; per conoscere, capire, confrontarsi e vivere.

Il confronto con altre civiltà che non siano terrestri appare così improbabile perché ci si aspetta di incontrarle sulla propria lunghezza d’onda. E anche ammettendo l’ipotesi che possano esistere le si pone molto distanti nello spazio e con tempi di percorrenza enormi.

La quasi totalità degli uomini tende a credere che l’aldilà sia un posto / dimensione per dopo morte, ma aldilà è anche qualcosa che esula dal proprio (degli uomini in particolare) stato vibrazionale e di conseguenza dalla lunghezza d’onda percepibile.

Aldilà può ben essere una realtà parallela, vicinissima, assolutamente invisibile proprio per mancanza di strumenti idonei alla percezione.

Al di là della propria realtà tutto ciò che esiste appartiene ad un altro mondo. Per esempio al mondo dei morti, o dei vivi in altro modo.

Svuotare la mente dalle congetture produce stati d’essere in linea con frequenze diverse dalle abituali e rende possibile la presa di coscienza di dimensioni parallele e contemporanee.

Parallelismo e contemporaneità sono determinanti per stabilire un giusto approccio con ciò che non appare perché non lo si sa cercare. Ed in fondo non lo si vuol vedere.

Per questo è importante che la coscienza muti prendendo atto che la vita sulla Terra non è una esclusiva della vita, anzi ed in fondo è una esclusione dalla vita. O per lo meno una grande limitazione a vivere la vita in modo più completo.

A questo proposito una considerazione ovvia è stabilire un rapporto di reciprocità con una parte più profonda di sé che si muove ed agisce in un ambito dove la mente umana non ha accesso fin tanto che resta posizionata nella sola partizione fisica.

Questo rapporto però prevede un accesso. E cioè la capacità di entrare in contatto diretto e costante (in modo vigile e senza limitazioni varie dipendenti da un non corretto modo di porsi) con quella parte di sé che può così usare l’esperienza sulla Terra per fini diversi; fini coerenti con l’azione che intende condurre senza restare più offuscata a causa della mancanza del contatto che stabilisce l’accesso a questa procedura.

La capacità è data dall’esercizio a volerlo fare unitamente al permesso di accesso accordato solo se il fine terreno è concomitante con quello per cui l’anima può “scendere” direttamente in campo agendo da uomo.

Ciò che può sembrare una invasione di campo o perdita di autonomia da parte dell’uomo (che così dovrebbe rinunciare alla sua prerogativa di essere, decidere e vivere come vuole) è semplicemente una perfetta e totale coincidenza di intenti.

È ovvio che se ciò succede e quando succede è perché a monte è avvenuta una fase che ha reso possibile il contatto e la reciprocità per poi arrivare all’identificazione.

Ci si identifica quando tale è la condizione e non solo perché si vuol fare.

L’uomo è identificato nel suo essere fisico perché tale è la sua attuale condizione e tale, in questo ambito, è la partizione in cui la mente può agire.

L’uomo si identifica col suo essere immortale (e se ci riesce è perché ne ha capacità) e tale diventa la sua condizione. Condizione che prevede la presenza della sua coscienza in ambito ultraterreno così da essere in linea anche a livello mentale e strutturale con ciò che l’anima intende attuare facendolo proprio attraverso l’uomo così rinato a nuova vita.

L’anima incarnata può così compiere la sua opera di spiritualizzazione in modo diretto senza il filtro di una coscienza, quella umana, che a tutto antepone la sua egoicità.

L’anima diventa il messaggero che agisce informando e costruendo una realtà che trae spunto dalla luce e nella luce si rispecchia senza veli che, offuscando, confondono e generano illusioni ed aspettative.

 

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